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The model of the 1975 Conference on Common Security, as an alternative to the policy of bullying and rearmament that is leading humanity to the point of no return. This will be the focus of a webinar hosted by Città Nuova and Dialop on Thursday, May 28, 2026, at 6:30 p.m. on the Città Nuova YouTube channel.
Stiamo vivendo un tempo segnato da un colpo di stato planetario condotto in maniera plateale da parte di Stati fuorilegge che vogliono imporre brutalmente la logica della prepotenza al posto del diritto internazionale. Lo ha scritto in un recente editoriale di Avvenire l’ambasciatore Pasquale Ferrara, confessando che solo pochi anni fa egli stesso avrebbe considerato tale analisi come la trama di un “romanzo distopico dozzinale”.
Esiste la possibilità di reagire a tale deriva inquietante che rischia di condurci verso una guerra mondiale senza ritorno nell’era delle armi nucleari?
È molto suadente la tentazione di cedere alla globalizzazione dell’impotenza denunciata da papa Leone in un messaggio agli abitanti di Lampedusa, estremo confine meridionale dell’Italia nel Mediterraneo, che continuano a dimostrare la loro magnifica umanità e accoglienza davanti al dolore dei migranti che cercano di approdare nella “fortezza Europa”.
In un focus pubblicato da Città Nuova ad ottobre 2025 grazie all’iniziativa di Dialop [vedi APP CN edicola], sono state esposte le ragioni di una proposta di una nuova conferenza internazionale di Helsinki sul modello di quella svoltasi nel 1975 nella capitale finlandese, dopo anni di preparazione, nella consapevolezza che la sicurezza comune non passa dalla minaccia reciproca del riarmo.
Come afferma Franco Ippolito, presidente della Fondazione Basso di Roma, «la collaborazione tra 35 Paesi europei, insieme a Canada, Cina, Usa e Urss, dimostrò che la sicurezza si poteva e doveva basare sul dialogo e sugli accordi, cioè sulla politica che produce diritto, unica alternativa alla guerra che può distruggere l’umanità».
Il modello Helsinki è stato evocato nell’aprile 2022 durante il discorso al consiglio d’Europa dal presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, affermando che la sicurezza e la pace non possono essere assicurati dai rapporti bilaterali tra i singoli Stati, ma solo in una dimensione multilaterale.
Nel focus di Città Nuova sulla possibile nuova Helsinki abbiamo riportato il contributo di Walter Baier, presidente di Transform Europe nonché leader del partito della sinistra europea e quello di Maurizio Certini, vicepresidente della Fondazione Giorgio La Pira.
È chiaro che per alcuni evocare tale prospettiva appare come una fuga utopistica dalla realtà; o, peggio, una specie di “cavallo di Troia” ordito dalla propaganda putiniana per rallentare la corsa al riarmo decisa dalla Commissione europea, che si è posta come obiettivo dichiarato quello di “trasformare l’economia in assetto di guerra” in preparazione di uno scontro annunciato con la Russia.
Evidentemente, auspicare oggi un ruolo attivo dell’Europa a favore di una conferenza internazionale di pace sul modello di Helsinki richiede di trovare esponenti politici del calibro di Olof Palme e Aldo Moro.
E invece, come afferma Ippolito, «le istituzioni di governo dell’Ue e molti Stati membri hanno alimentato la tensione bellicista, spesso intrecciando e confondendo Ue e Nato, riproponendo il latinetto del si vis pacem, para bellum, ignorando che la storia ha smentito clamorosamente la verità di quell’affermazione, che ha sempre condotto alla guerra, giacché, una volta imboccata la corsa agli armamenti, alla fine le armi vengono sempre usate, non fosse altro che per l’interesse del complesso militare-industriale di alimentare il circuito produzione – consumo – produzione».
«Non si chiami difesa il riarmo dell’Europa», ha detto in maniera sorprendente, e senza mezzi termini, papa Leone nel dialogo con gli studenti universitari della Sapienza di Roma, parlando con una generazione che sarebbe la prima ad essere chiamata a combattere, come dimostra il venir meno in diversi Paesi europei della sospensione della leva obbligatoria. «Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune».
Viviamo però un tempo contraddittorio in cui se il papa esprime una posizione alternativa ad ogni autocrazia, ma anche verso il riarmo deciso dagli attuali vertici della Commissione europea, non pochi esponenti cattolici si trovano non solo sotto le insegne della presidenza Trump, ma anche tra i sostenitori di una politica di riarmo europea che evoca il ricorso perfino alla guerra giusta. Un concetto difficile da maneggiare se si pensa al doppio standard esistente tra la giusta condanna dell’imperialismo di Putin e il silenzio imbarazzato verso la carneficina in atto a Gaza.
Paradossalmente una posizione in linea con una politica attiva di pace e di dialogo multilaterale è quella espressa da una parte della sinistra europea come quella di Walter Baier, che si ritrova nella vasta coalizione Europe for peace. Se negli anni 70 cattolici e sinistra dibattevano sulla legittimazione della guerra rivoluzionaria, anche sulla scorta di un passaggio dell’enciclica Populorum Progressio del 1967, oggi la questione centrale è quella di trattenere l’umanità intera dal pericolo reale di precipitare nella tragedia di una guerra senza ritorno.
È chiaro, tuttavia, che la proposta di una politica internazionale di pace pone domande sulla visione possibile di una politica estera e di difesa comune coerente con tale prospettiva. Domande che non si possono eludere.
Per tale motivo è stato promosso da Dialop, con la collaborazione di Città Nuova, un momento di dialogo con Walter Baier, Tommaso Greco (filosofo del diritto, autore del testo Critica della ragion bellica) e Nicoletta Dentico, giornalista da sempre attiva nella difesa e promozione dei diritti umani ed esperta di salute globale, cioè del bene comune per eccellenza, che solo una politica di sicurezza comune può salvaguardare. Il webinar si terrà oggi, giovedì 28 maggio, alle 18.30; e lo si può seguire sul Canale YouTube Cittanuovatv, raggiungibile anche scansionando il QRCode dalla locandina qui pubblicata.
Elementi e spunti di un dialogo da promuovere e alimentare con tutti coloro che sono disposti a misurarsi sull’urgenza di dare una risposta credibile alla deriva in atto del colpo di stato mondiale, che attenta alla vita dell’umanità intera.
Carlo Cefaloni
30/04/2026 - 5:00 pm
End:
29/06/2026 - 6:00 pm


